Apple MacBook Pro: recensione e prezzo

MacBook Pro 13”, il nuovo notebook prosumer di Apple, introduce il Touch ID per la sicurezza e un inedito modo di interagire tramite l’innovativa Touchbar.

Essere all’avanguardia non vuol dire per forza sapere esse innovatori, ma quanto meno saper seguire le nuove tendenze ed evoluzioni. In campo tecnologico, Apple è senz’altro un produttore all’avanguardia. Nel campo dei notebook, solo guardando alla storia recente, ha “ghettizzato” le USB con le più veloci Thunderbolt, ha puntato sui display Retina e, in maniera molto controversa, ha eliminato il lettore CD quando il solo pensiero era considerato un’eresia.

Con il nuovissimo MacBook Pro con Touchbar, Apple ha mantenuto saldo il principio “avanguardista” ed eretico, dunque innovando e sollevando immancabili nuove polemiche. Basta far correre lo sguardo lungo i bordi perché si venga subito colti dalla sensazione che manchi qualcosa. Un’altra occhiata, poi uno sguardo di controllo e, sì, in effetti è proprio così: non ci sono né lo slot per schede SD né l’apprezzatissimo MagSafe, e manca persino una USB completa. Ci sono soltanto porte Thunderbolt. Quattro per la precisione (la versione da 13” senza Touchbar ne ha due), per ricarica rapida, DisplayPort, Thunderbolt fino a 40 Gbps e USB 3.1 Gen 2 fino a 10 Gbps.

Come al tempo della rinuncia al lettore CD, dunque, Apple vuole anticipare i tempi rivolgendosi a un’utenza evoluta, o in evoluzione, che per il trasferimento di tutti i propri dati ormai usa prevalentemente, se non esclusivamente, il wireless – anche per passare le foto dalla fotocamera al PC. Per buona pace di tutti i conservatori, che avranno comunque modo di comprare gli appositi adattatori extra (per questa prova erano disponibili gli adattatori Apple da Thunderbolt 3/USB-C a Thunderbolt 2 e da USB-C a Lightning e un altro da USB-C a USB-C della Belkin).

Unica eccezione, il jack audio da 3,5 mm, che stranamente rimane intoccato, una vera contraddizione in termini anche alla luce della sua rimozione dall’iPhone 7

Design

Superato lo shock e sbollita la rabbia, si scopre il consueto corpo unibody e quel minimalismo che è l’impronta distintiva di Jonathan Ive. Bello, anzi bellissimo, il MacBook Pro 13 arriva in due differenti colorazioni, argento e grigio siderale.

Anche da chiuso, è dinamico e pare impossibile che possa starsene immobile su una scrivania. D’altronde i cavalli ci sono tutti ed è fatto per andare comodamente ovunque – soprattutto la versione da 13 pollici tema di questa recensione: rispetto alla generazione precedente, è più leggero e sottile con i suoi 1,37 Kg e 1,49×30,41×21,24 cm.

Da aperto, tutto appare familiare e, ops!, del tutto diverso. Fra schermo e tastiera, eccola lì, la discussa Touchbar, caratteristica distintiva del nuovo MacBook Pro , con accanto l’inedito Touch ID per lo sblocco del notebook tramite impronta digitale (compatibile anche con lo shopping su iTunes Store).

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Come funziona la Touchbar?

Messo in maniera semplice, la Touchbar altro non è che una sottile striscia touch che, contestualmente al programma in esecuzione, sostituisce i tasti funzione del Mac con comandi dedicati.Al momento , i programmi che supportano tale funzione non sono ancora molti, ma Apple ha scelto di dare libero accesso al suo codice affinché gli sviluppatori possano sfruttarne appieno e in maniera inedita le potenzialità

Al debutto, la Touchbar è immancabilmente supportata dalla maggior parte dei programmi Apple. Safari, ad esempio, mostra i tasti avanti e indietro per la navigazione e le tab aperte o la cronologia, proprio come ci si aspetterebbe. Ma se poi, nella pagina in cui ci si trova, c’è un video in riproduzione ecco che la Touchbar cambia mostrando il titolo e permettendo di scorrere avanti e indietro il filmato trascinando il cursore con un dito.

In Mail, durante la scrittura, la Touchbar si trasforma nel sistema predittivo di iOS suggerendo parole ed emoji, mentre in Foto si possono scorrere e poi aggiungere le foto alla Libreria con un tap oppure attivare alcune funzioni di editing fra cui la rotazione, che anche in questo caso avviene scorrendo il dito sulla superficie touch.

Anche applicazioni come Keynote, Numbers e Pages arrivano già pronte per la nuova Touchbar offrendo diverse pratiche scorciatoie alle varie funzioni di creazione, composizione ed editing. Ovviamente anche Mac OS supporta la nuova funzione dando accesso immediato ai controlli per il volume, la luminosità, ecc.

Inoltre la Touchbar può essere personalizzata dall’utente in vari modi, anche per le singole applicazioni, e supporta il multitouch. La sua reattività è ottima e il passaggio da un programma all’altro e da una funzione all’altra è immediato.

Che si tratti di tasti scorciatoia o di funzioni specifiche, lo scopo è quello di rendere più intuitivo e veloce l’utilizzo di qualsiasi programma. L’impressione è che Apple abbia fatto centro. Man mano che gli sviluppatori faranno proprio questo strumento, probabilmente si assisterà a un mutamento nell’utilizzo del notebook: già adesso Apple immagina che i suoi utenti usino il MacBook Pro con due mani, una sulla Touchbar e l’altra sul trackpad.

Tastiera e trackpad

Anche la tastiera è cambiata: pur avendo la medesima corsa della versione precedente, appare terribilmente più piatta (merito del meccanismo “a farfalla” ideato a Cupertino ora giunto alla seconda generazione). Disorienta all’inizio, ma poi ci si rende conto che la risposta è più comoda del previsto e presto ci si abitua nonostante una maggiore durezza e rumorositàall’impatto con le dita. Anche stavolta è retroilluminata, con tanto di sensore di luce ambientale.

Nemmeno il trackpad è più lo stesso. In questo caso, però, non si tratta di cambiamenti tecnici (Force Touch e feedback tattile rimangono invariati) ma solo di dimensioni: la nuova superficie sensibile è smisurata, più ampia del 46% rispetto alla precedente versione, e per questo molto comoda: con un singolo movimento da destra a sinistra, ad esempio, si sposta il cursore da un lato all’altro dello schermo.

Specifiche e prestazioni

Sebbene distratti dalle novità, non va dimenticato nemmeno per un minuto che il MacBook Pro è una macchina pensata per i professionisti e come tale deve offrire un elevato standard prestazionale. Va detto che le specifiche tecniche variano molto in funzione del modello scelto (e del prezzo), che si tratti ad esempio del MacBook Pro 13 semplice al posto di quello con Touchbar o di quello da 15 pollici o con processore più potente.

Sulla carta, non sono propriamente specifiche all’avanguardia – e anche i benchmark lo puniscono ponendolo al di sotto di alcuni modelli rivali basati su Windows – tuttavia Apple è nota per l’ottimizzazione delle performancedi Mac OS (qui in versione Sierra con Siri).

Difatti, le prestazioni che ne derivano sono di tutto rispetto, sia nell’ordinario sia nello straordinario, videogiochi inclusi. Ovviamente, il massimo delle performance in un Final Cut Pro piuttosto che con un FIFA 17, per esempio, si ottengono con i modelli più potenti, ma il MackBook Pro 13” con Touchbar è un degnissimo compagno di lavoro.

La batteria integrata ai polimeri di litio è alla pari. Apple promette fino a 10 ore di navigazione web in wireless e fino a 10 ore di riproduzione di film da iTunes.Completano la dotazione il Wi‑Fi 802.11 a/b/g/n/ac, il Bluetooth 4.2, tre microfoni e la videocamera FaceTime HD a 720p.

Schermo e altoparlanti

Il MacBook Pro 13” non scorda certo l’intrattenimento. Il Display Retinaretroilluminato a LED è un IPS da 2560×1600 pixel di risoluzione, con 227 ppi, luminosità pari a 500 nit e ampia gamma cromatica P3, ma i professionistidell’immagine hanno anche la possibilità di collegarlo a un singolo monitor esterno da 5120×2880 pixel a 60Hz da oltre un miliardo di colori o a due monitor esterni da 4096×2304 pixel a 60Hz e un miliardo di colori ciascuno.

La risoluzione e la nitidezza sono semplicemente sorprendenti e la luminosità incredibile. I colori poi sono ricchi e vibranti. Tutto rende pieno merito ai contenuti in 4K, insomma, e ben si presta non solo al lavoro ma anche alla visione di film e a lunghe sessioni di gioco. Solo i neri sono leggermente al di sotto dell’auspicabile, ma il contrasto elevato non ne risente.

Pieni voti anche agli altoparlanti stereo. Riprogettati da Apple per offrire maggiore gamma dinamica e una minore distorsione pur aumentando la potenza massima, possono dare grandi soddisfazioni sia agli amanti della musica e del cinema sia ai professionisti del video making e della discografia.

Verdetto e prezzo

Resistente ma elegante come di consueto, molto versatile ma con un prezzo che difficilmente può raggiungere la fascia consumer, ha caratteristiche tecniche che possono soddisfare la fascia prosumer, alla quale è sicuramente consigliato come compromesso fra costo e resa. Per l’utenza consumer è consigliabile invece rivolgersi al MacBook 13” senza Touchbar, dal costo un po’ più abbordabile.

La Touchbar è una gradita sorpresa e lascia intravedere un grande potenziale: parlane solo come una trovata di marketing o un’amenità equivale a un errore grossolano. Al momento però non vale da sé il prezzo del biglietto, certamente non economico.

Pertanto, a meno che non si usi abitualmente e irrinunciabilmente un Mac per professione, l’acquisto è consigliabile solo a chi è rimasto fermo a un MacBook Pro di almeno un paio di generazioni fa o vuole fare il salto del fosso da Microsoft ad Apple (ma non mancano notebook basati su Windows 10 dal comparto tecnico paragonabile ma meno costosi).

Certo in molti lo scarteranno a priori per via delle discutibili rinunce che impone all’utente, ma il tempo a volte sa essere galantuomo.

 

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